La comunicazione Salvini-Di Maio-Conte: perché (per ora) funziona | News Today

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La comunicazione Salvini-Di Maio-Conte: perché (per ora) funziona | News Today-News of the United States was founded in 1933 by David Lawrence (1888-1973), which also started the World Report in 1946. The two magazines are covering national and international news separately, but Lawrence combines them into news reports of U.S. in World and 1948 [1] and Later sold the magazine to its employees. Historically, this magazine tends to be a bit more conservative than the two main competitors, Time and Newsweek, and focus more on the story of economic, health, and education. It's also distancing news, entertainment and sports celebrities. [2] an important milestone in the history of the beginning of the magazine is including the introduction of the "Washington Whispers" column in 1934 and the column "News You Can Use" in 1952. [3] [4] in 1958, the circulation of the weekly magazine passed one million and two million in 1973. (wikipedia) La comunicazione Salvini-Di Maio-Conte: perché (per ora) funziona | News Today


Di Giovanna Cosenza
Dal punto di vista della comunicazione, l’attuale governo è un inedito. Mai si era vista, in Italia, una polifonia così ben orchestrata: una voce forte e dominante, quella di Matteo Salvini, una più tenue, Luigi Di Maio, e infine Giuseppe Conte, che non è affatto marginale come molti lo vedono, perché serve a riportare armonia quando ce n’è bisogno. È un terzetto che – da quel che dicono finora i sondaggi (e per quel che valgono, in tempi di volatilità estrema) – non solo funziona, ma guadagna consensi soprattutto grazie a Salvini. Vediamo allora quali sono i suoi punti di forza.
Salvini di solito è il più aggressivo: spara soprattutto contro i migranti e l’Europa, che sono i suoi bersagli preferiti. Ma non solo: contro la mafia, la ‘ndrangheta, la camorra, contro i ladri, gli evasori e persino contro quelli che imbrattano le strade e disturbano la quiete. Salvini è contro tutti quelli che minacciano, in proporzioni e con gravità diverse, la nostra incolumità, i nostri beni e la nostra famiglia, la nostra sicurezza personale. Combatte tutti i “cattivi” insomma.
Sbaglia però chi pensa che Salvini stia tutto nel linguaggio dell’odio. Sbagliano i suoi detrattori, a rappresentarlo sempre e soltanto come “fascista“, “violento“, “razzista“. Si pensi alle numerose fotografie (spesso selfie) in cui appare sorridente e accogliente, sempre circondato da anziani, donne e bambini che lo cercano e lo abbracciano. Si pensi agli abituali riferimenti, nei suoi discorsi, ai propri figli e quelli altrui. Per non parlare dei continui tweet di buongiorno e buonanotte, sempre con parole affettuose (“un bacione”“vi voglio bene”“amici”) e spesso corredati da immagini di situazioni serene, familiari, in cui chiunque può desiderare di riconoscersi. Come potrebbe essere davvero “violento”, “razzista” o “fascista” uno con quella faccia paciosa? Si chiedono le persone. Come potrebbe essere “cattivo” uno che vuole difendere noi e i nostri figli? E crescono i consensi.
Se aggiungiamo alla bonomia dell’immagine di Salvini – mai rilevata dai media, che invece registrano, sbagliando, solo le sue filippiche – il ruolo di Conte e Di Maio, comprendiamo perché la comunicazione di questo governo funzioni (almeno per ora). Salvini spara contro l’Europa? Dopo qualche ora, puntualmente, arrivano Di Maio o Conte (o entrambi) ad abbassare i toni o addirittura contraddirlo. E se qualcuno osserva che ciò implica contrasti nella compagine governativa, immancabilmente riprende la parola Salvini, sui social o in tv, per smentire ogni dissidio, smorzare le sue stesse dichiarazioni e magari chiudere con un bel tweet, in cui saluta tutti davanti a un piatto di pasta, un dolce, una prelibatezza locale.
A volte – più di rado – anche Di Maio fa la voce grossa. Come quando, a fine ottobre 2018, ha accusato ignoti (ma l’insinuazione riguardava la Legadi aver manomesso a sua insaputa (ricordiamo la presunta “manina”) il testo del decreto fiscale, per ampliare le maglie del condono contro il volere del M5s. In quel caso ogni contrasto è stato subito liquidato come banale “fraintendimento” dallo stesso Salvini, che per l’occasione ha assunto il ruolo rassicurante che di solito tocca a Di Maio o Conte. Per non parlare dell’ultima marcia indietro di Salvini nella polemica con l’Europa, che ha immediatamente fatto calare (almeno un po’) persino lo spread. È sempre un gioco delle parti insomma: ora l’uno ora l’altro, ora forte ora piano.
Ma tutti questi alti e bassi non dovrebbero essere un difetto di comunicazione, invece che un pregio? Non dovrebbero apparire, secondo i casi, come sintomi d’instabilità (gli alleati non vanno d’accordo), di inautenticità (fingono di andare d’accordo, ma non è vero) o di contraddizioni (cambiano continuamente idea)? Non dovrebbero minare la fiducia nel governo, invece di aumentarne il consenso? Come sempre, in comunicazione, tutto ciò che si fa e si dice è relativo non solo a chi lo fa e lo dice, ma al contesto e al momento. Innanzitutto, non dimentichiamo che il governo si trova ancora nella cosiddetta “luna di miele” con l’elettorato: a pochi mesi dal suo insediamento, gli elettori sono disposti a concedergli il credito del “è ancora presto, lasciamoli lavorare”. La luna di miele, fra l’altro, potrebbe durare più che in altri casi, perché Lega e M5s si sono proposti come rottura con il passato, come cambiamento: tutti sanno che cambiare è più difficile che mantenere lo status quo. Perciò, anche se i media e l’opposizione strillano che il cambiamento non c’è, molti preferiscono sperare ancora.
È in questo quadro, dunque, che la polifonia governativa non appare alla maggioranza degli elettori né incoerente né mendace, ma al contrario svolge il ruolo fondamentale – ed è questa la sua novità più interessante – di tenere insieme i tipi più disparati e lontani di elettori: dai più rabbiosi ai moderati, dagli estremisti al centro, da quelli che un tempo votavano Berlusconi a molti ex elettori del Pd. Sono proprio le dissonanze del governo, per ora, ad ampliare il suo consenso, a renderlo ancora più trasversale e acchiappatutti di quanto già non siano (e lo sono) Lega e M5s singolarmente.
Ma non è solo merito della luna di miele. Va ricordato, infatti, che Salvini e Di Maio sono gli unici, in questi anni, ad aver dato voce ai bisogni, ai problemi, alle emozioni delle fasce più disagiate della popolazione: disoccupatianziani con pensioni basse o bassissime, precari di tutte le età (il precariato in Italia non è solo giovanile, ma coinvolge quarantenni e ultracinquantenni), famiglie che hanno visto il loro tenore di vita abbassarsi inesorabilmente. Dopo la delusione del Pd di Renzi, e in assenza di una sinistra degna di questo nome, il voto alla Lega e al M5S è stato per molti l’ultima spiaggia: se perderanno fiducia anche in loro, a chi mai potranno credere? La speranza, si sa, è dura a morire.


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