La catastrofe umanitaria in Yemen dopo mille giorni di guerra | News Today

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La catastrofe umanitaria in Yemen dopo mille giorni di guerra | News Today-News of the United States was founded in 1933 by David Lawrence (1888-1973), which also started the World Report in 1946. The two magazines are covering national and international news separately, but Lawrence combines them into news reports of U.S. in World and 1948 [1] and Later sold the magazine to its employees. Historically, this magazine tends to be a bit more conservative than the two main competitors, Time and Newsweek, and focus more on the story of economic, health, and education. It's also distancing news, entertainment and sports celebrities. [2] an important milestone in the history of the beginning of the magazine is including the introduction of the "Washington Whispers" column in 1934 and the column "News You Can Use" in 1952. [3] [4] in 1958, the circulation of the weekly magazine passed one million and two million in 1973. (wikipedia) La catastrofe umanitaria in Yemen dopo mille giorni di guerra | News Today

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A mille giorni dall’inizio di una guerra brutale, lo Yemen è a un passo dalla carestia, con una popolazione che sembra condannata a morire di fame, per il blocco dei principali porti a nord, che impedisce l’ingresso di cibo, carburante e medicine. E’ l’allarme lanciato da Oxfam attraverso il report 'La crisi in Yemen: 1000 giorni di disastri'.

Per sopravvivere ormai oltre l’80% della popolazione del paese (22,5 milioni di persone) dipende dall’importazione di derrate alimentari e, da quando la coalizione a guida saudita ha imposto il blocco, solo un terzo del cibo necessario raggiunge una popolazione ridotta allo stremo: più di 7 milioni di persone non fanno un pasto decente da mesi.

Una catastrofe umanitaria, in cui i prezzi dei beni alimentari sono aumentati del 28% da inizio novembre, impedendo definitivamente l’accesso al cibo alle fasce più povere della popolazione, già duramente colpite dal collasso economico. Il tutto mentre per la mancanza di carburante, si vanno esaurendo le scorte di acqua potabile, vitali in un paese colpito dalla più grave epidemia di colera del mondo.

“Per 1.000 giorni lo Yemen ha subito pesantissimi bombardamenti con nuove e sofisticate armi. Ma quel che impressiona oggi è lo stato di assedio medievale in cui si trova l’intero paese, usato come arma di guerra. – dichiara Paolo Pezzati, policy advisor per le emergenze umanitarie di Oxfam Italia – non c’è alcuna plausibile giustificazione per negare alla popolazione cibo, carburante e medicine. È una barbarie priva di decenza e senso di umanità”.

Bambini senza futuro, spose bambine

I bambini subiscono l’impatto peggiore del conflitto e, con il proseguire dei combattimenti, il loro futuro appare sempre più tetro. In base alle stime, 4,1 milioni di bambini non sanno se potranno proseguire gli studi con 1.600 scuole distrutte e adibite a rifugio per le famiglie sfollate o usate dalle parti in conflitto.

Anche i matrimoni precoci sono aumentati dall’inizio della guerra: tra il 2016 e il 2017 è salita dal 52% al 66% la percentuale di ragazze al di sotto dei 18 costrette a sposarsi. Per ridurre il numero di familiari a carico, o avere una fonte di reddito per nutrire il resto della famiglia e pagare i debiti, vengono date in sposa anche bambine di otto-dieci anni.

Fondamentale l’immediata fine del blocco

In quasi tre anni di guerra sono stati uccisi quasi 5.300 civili, 3 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case e circa un milione di persone sono state contagiate dal colera. Un’indicibile sofferenza di cui Oxfam ritiene responsabili tutte le parti in conflitto, colpevoli di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

“Finalmente anche i paesi che hanno alimentato la distruzione dello Yemen, attraverso la vendita di armi, cominciano a manifestare preoccupazione per il proseguimento del conflitto - continua Pezzati - Ma adesso le parole devono tradursi in azioni concrete che mettano fine al blocco imposto sul paese e avviino un vero processo di pace”.

Dall’inizio di novembre, non è stato consentito l’import di combustibile - essenziale per il trasporto di alimenti e altri beni vitali in tutte le aree del paese – in nessuno dei principali porti, mentre la più grande stazione di rifornimento del paese è chiusa dallo scorso marzo. In questo quadro anche i porti di Al-Hudaydah e Saleef – già gravemente danneggiamenti dai bombardamenti - sembrano essere a rischio di imminenti attacchi, in particolare in queste ore verso il porto di Al-Hudaydah. Si tratta di due punti di accesso vitali per due terzi della popolazione, da cui passano l'80% delle importazioni e dov’è transitato solo l’anno scorso l'85% del grano entrato nel paese.

A Natale donare per lo Yemen vale un tesoro

“Lavoriamo in Yemen da oltre 30 anni – conclude Pezzati – ma questa è certamente la peggiore crisi mai affrontata nel paese. Il conflitto iniziato 1.000 giorni fa ha messo in ginocchio una nazione già povera: oggi 22,2 milioni di persone, pari a tre quarti della popolazione, hanno bisogno di assistenza umanitaria e protezione. Per questo è importante agire subito per salvare quante più vite possibile. Una donazione a Natale può fare la differenza e consentirci di non mollare chi in Yemen ha poco, quasi più niente, in cui sperare”.

Per farlo basta andare su: clicca qui

#withYemen

Oggi su Twitter, ciascuno insieme a Oxfam potrà dimostrare la propria vicinanza alla popolazione dello Yemen che sta subendo le pesantissime conseguenze di un conflitto brutale che dura ormai da 1000 giorni. Utilizzando l'hashtag #withYemen, sarà possibile sostenere l'appello ai capi di stato e di governo e al Consiglio di Sicurezza dell'ONU per arrivare alla pace il prima possibile. Segui la campagna sul canale Twitter di Oxfam.



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