La Catalogna è indipendente: "Votiamo per la Repubblica" | News Today

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La Catalogna è indipendente: "Votiamo per la Repubblica" | News Today-News of the United States was founded in 1933 by David Lawrence (1888-1973), which also started the World Report in 1946. The two magazines are covering national and international news separately, but Lawrence combines them into news reports of U.S. in World and 1948 [1] and Later sold the magazine to its employees. Historically, this magazine tends to be a bit more conservative than the two main competitors, Time and Newsweek, and focus more on the story of economic, health, and education. It's also distancing news, entertainment and sports celebrities. [2] an important milestone in the history of the beginning of the magazine is including the introduction of the "Washington Whispers" column in 1934 and the column "News You Can Use" in 1952. [3] [4] in 1958, the circulation of the weekly magazine passed one million and two million in 1973. (wikipedia) La Catalogna è indipendente: "Votiamo per la Repubblica" | News Today



Di Roberto Pellegrino

Quindici minuti dopo le cinque di pomeriggio, dal Palau de la Generalitat, il cuore del potere della Catalogna, la bandiera di Spagna viene ammainata tra le urla e gli applausi del popolo indipendentista. Con 70 voti a favore, 10 contrari e due schede bianche, alla fine, il sogno dei catalani che non si sentono spagnoli si è quasi realizzato, contro tutti e tutto.

Almeno tra le mura del loro Parlament che, ieri, in una giornata campale per la storia spagnola, ha decretato un passo importante nel processo verso la secessione, approvando la cosiddetta «legge di transizione giuridica e di fondazione» della Repubblica. Una Costituente a tutti gli effetti, nata poco dopo le tre e trentacinque di pomeriggio.
Erano giorni, infatti, che le due falangi indipendentiste «Junts pel Sì» e «Cup» schiacciavano sull'acceleratore e avevano messo ormai con le spalle al muro l'indeciso president Carles Puigdemont. Lui, giovedì, al termine di una lunga notte di riunione col suo gabinetto di consiglieri e ministri, aveva passato la spinosa questione della dichiarazione unilaterale d'indipendenza, senza elezioni anticipate, direttamente nelle mani di Carme Forcadell e del Parlamento catalano. Sempre più solo e sotto le pressioni dei suoi alleati, Puigdemont, venerdì pomeriggio, al termine, della votazione aveva un altro sorriso, come fosse più rassicurato del passo compiuto. Ha intonato a gran voce, assieme al vice presidente Oriol Junqueras, il suo consigliere e portavoce Jordi Turull e ai suoi dell'emiciclo, «Els Segadors» (I mietitori), l'inno ottocentesco della Catalogna, come fossero soldati catalani chiamati a resistere alle baionette delle truppe madrilene.
Uno scrutinio voluto segreto, anche per ingannare i togati del Tribunale Supremo di Spagna, pronti a intravedere da lunedì, eventuali violazioni. Rapido e indolore, senza i rappresentanti dei Socialisti, dei Popolari e di Ciudadanos che hanno lasciato gli scranni in totale disaccordo, scesi, appena in tempo, dal treno in rotta di collisione con la Capital.
«Un parlamento legittimato dalla sua maggioranza di rappresentati legalmente votati, ha compiuto un passo atteso per molto tempo e per cui abbiamo tanto lottato», ha dichiarato, subito dopo l'esito dello urne, l'ex sindaco di Girona, che entrerà nei libri di storia come il presidente catalano ribelle. E, non essendo uno sciocco, Puigdemont ha anche ricordato: «Ora siamo pieni di gioia e di entusiasmo, ma dobbiamo essere coscienti che ci saranno ore difficili e momenti dove dovremo essere compatti, pronti a mantenere il polso della situazione, sempre su un terreno di pace, di civiltà e di dignità».
Poi, Puigdemont, si è rivolto ai numerosi sindaci della Catalogna giunti al Parlament. «Siamo noi, uniti assieme, che costituiamo il popolo e le sue istituzioni e oggi vedo qui tanti sindaci, uomini e donne, che rappresentano il collegamento tra istituzioni e cittadinanza. Con loro andiamo a costruire il nostro Paese e il nostro popolo».
Parole pronunciate con la pancia e con il cuore, molto sentite, seguite dal discorso del vice, il gigante Junqueras: «Sono momenti di grande gioia, ma anche di speranza e di responsabilità. Mi rivolgo alla nostra gente, a coloro che si sentono sereni e a coloro che, invece, hanno ancora molti dubbi. Vi prego di essere responsabili, umili e sereni, perché stiamo procedendo in accordo ai valori universali di pace e di democrazia che tutto il mondo condivide». Ma che non accetta l'Europa che, per voce del presidente del Consiglio, Donald Tusk, ieri, ha detto: «Per l'Ue non è cambiato nulla, l'unico interlocutore rimane la Spagna».
 


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